Le Marche: una regione dal cuore “bio”

Il ricorso al metodo di produzione biologica ha fatto il suo ingresso nelle Marche nel 1978, ben tredici anni in anticipo rispetto al varo del primo regolamento europeo in materia. È infatti da oltre quarant’anni, e ben prima che la parola “bio” iniziasse a campeggiare in qualsiasi bancone o scaffale di supermercato, che nelle Marche le pratiche di agricoltura e allevamento biologiche si sono ampiamente diffuse. Di là dai meri calcoli economici o dalle oscillanti tendenze del mercato, i lavoratori nel campo del biologico hanno sempre preferito improntare il loro lavoro su pochi ma saldi e imprescindibili principi; tra questi, il totale rispetto dell’ambiente, il benessere degli animali, l’indiscussa qualità dei prodotti e la rinuncia al ricorso di elementi chimici al solo fine di incentivare la produzione. Tuttavia, il portare avanti una politica lavorativa del genere, per quanto supportati da incrollabili tenacia e determinazione, implica numerose difficoltà da affrontare, di natura economica ma non soltanto. Proprio la constatazione di questi ostacoli, insieme alla decisa volontà di superarli, spinse i numerosi lavoratori del settore – siamo nei primi anni Ottanta – alla decisione di fare rete insieme, unendosi in diverse cooperative bio, come le note Girolomoni, La Terra e il Cielo, Alce Nero e molte altre. Da quel momento, anche grazie all’attività lungimirante e consapevole di molti produttori marchigiani, il settore del biologico ha iniziato la sua ascesa, tuttora in corso, a livello nazionale, fatta di progressivi sviluppi e riconoscimenti anche da parte degli organi governativi e delle istituzioni.

L’impresa di Gino Girolomoni, il “sindaco contadino

Tra i primi ad approcciarsi e interessarsi alla dimensione del biologico va menzionato Gino Girolomoni. Gino nasce a Isola del Piano (PU) nel 1946 in una famiglia di contadini, dalla quale, già durante l’infanzia, e soprattutto dal nonno, apprenderà quelle linee guida che ne ispireranno in seguito l’azione politica. Dopo un periodo trascorso in Svizzera, al suo ritorno in Italia, intorno agli anni Settanta, venne eletto sindaco, ed iniziò in questo momento ad interrogarsi, assieme ad altri importanti intellettuali del tempo del calibro di Carlo Bo, Guido Ceronetti e Paolo Volponi, sulle modalità attraverso cui attuare una politica agricola completamente biologica. La forte motivazione di Gino nel voler percorrere fino in fondo questa strada lo portò a fondare la prima cooperativa italiana di agricoltori biologici, ponendo così le basi di quello che si sarebbe rivelato un vero successo imprenditoriale.

Distretti e Consorzio del bio

Tutelare e valorizzare l’intero settore agroalimentare italiano è una priorità tanto per i lavoratori quanto per le istituzioni; ed è a questo scopo che sono stati istituiti i Distretti. Solo recentemente la regione Marche ha ridefinito i propri criteri di valutazione relativi ai Distretti affinché possano essere supportate le migliori pratiche produttive sviluppate sul territorio. Al centro della politica dei Distretti è dunque la proficua sinergia tra Regione e singoli imprenditori agricoli che collaborano al fine di incentivare una produzione di elevata qualità nel pieno rispetto dell’ambiente. L’iscrizione può essere richiesta da aziende agricole singole e associate, e da soggetti pubblici e privati.

Altro importante organo ad affiancarsi ai Distretti è il Consorzio Marche Biologiche, il cui obiettivo principale è quello di unire all’interno di un’unica filiera tutti i coltivatori biologici attivi all’interno della regione. Il Consorzio, attivo sul territorio dal 2010, raggruppa al suo interno ben cinque cooperative e rappresenta 300 imprese agricole, impegnandosi ad assistere gli agricoltori e a supportarli mediante investimenti mirati e politiche di promozione dei prodotti.

I quattro pilastri dell’economia circolare

Col termine “economia circolare”, che ben si sposa coi valori fondanti di una produttività biologica, si intende un sistema economico progettato in modo tale da potersi sempre rigenerare e rinnovare in completa autonomia, garantendo in questa maniera la propria ecosostenibilità. Per trovare delle esemplificazioni concrete di questo concetto è sufficiente osservare la natura, già da sé capace, nella sua imperscrutabile intelligenza, di elaborare una materia in grado di riplasmarsi, mutando più volte forma e funzione in modo che nulla vada sprecato e nulla venga a mancare.

Secondo la Ellen Mc Arthur Foundation, sono quattro i principi fondamentali su cui si basa l’economia circolare e che dovremmo cercare di riproporre il più possibile, anche nel nostro privato: l’idea degli scarti da valorizzare come risorse, l’unione fra le diverse specie viventi come fattore di forza, l’imprescindibilità delle energie rinnovabili e l’importanza di un approccio di tipo sistemico all’insieme di questioni che riguardano la vita – in tutte le sue forme – sul nostro pianeta.